8 marzo 2015

8marzoChi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene”.

“Là dove ci sono grandi cose, là dove il vento soffia sul volto, voglio stare nel pieno del temporale…della routine quotidiana ne ho abbastanza…”

 Lettera di Rosa Luxemburg a Klara Zetkin, Wronke, 1 luglio 1917.

Tante sono oggi le voci, i comunicati, le iniziative che si realizzeranno in tutta Italia in occasione della Giornata internazionale della donna. Noi vogliamo partire da qui, da queste brevi citazioni del pensiero di Rosa Luxemburg perché pensiamo che questa data sia legata alla lotta per i diritti, alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro femminile, contro le sperequazioni salariali, contro le discriminazioni sessuali, contro la violenza (tutte viste da una prospettiva di genere ma non staccate da una lotta per i diritti di tutti e tutte) e per rendere omaggio a quelle tante donne in Italia, in Palestina, in Kurdistan, in Tunisia, in Egitto, in Libia, in Iraq, in Iran, in Cambogia, India, Brasile, Messico… ovunque nel mondo che lottano e protestano per se stesse e per tutti contro sistemi ingiusti e di sfruttamento stando in prima linea “nel pieno del temporale”.

Volendo parlare di dati di “casa nostra”, la classifica mondiale sulla parità di genere compilata dal World economic forum (Wef) del 2014 ci dice di un’Italia ancora in posizione bassa, tra i paesi con la minore partecipazione delle donne all’economia e tra quelli con la maggiore disparità salariale: al 69° su 142 paesi, ultima tra i principali Paesi industrializzati, al 114° posto per la partecipazione delle donne al settore economico e al 129° per la parità degli stipendi.

Come si vede abbiamo ancora tanta strada da fare. Ma fuori dalle classifiche, fuori dai dati statistici, fuori dai numeri c’è ancora tanto per cui si lotta e per cui si deve continuare a lottare: siamo capo e piedi in una economia di mercificazione che crea una cultura della mercificazione, dove tutto ha un prezzo e niente ha valore.

Gli attacchi quotidiani allo stato sociale, gli attacchi ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, le regalìe alle scuole private o l’attacco alla scuola pubblica, i continui tentativi di minare il diritto di decidere sul nostro corpo, la disparità salariale stanno lì a dirci che c’è un sistema che vuole dividere e frazionare la lotta, creando sempre più un tessuto sociale non coeso, creando pezzi di società più deboli e più ricattabili – allo stesso modo del razzismo e della precarietà – che implicano una perdita di vista dell’essere comunità e del valore della solidarietà e degli obiettivi comuni.

Non ci vogliamo allineare a quella grande narrazione contemporanea che identifica la libertà con il libero mercato. “Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene”. Noi non ci stiamo e vogliamo sostenere la voce di tutte le donne che lottano nel mondo trasformandosi in soggetti politici che contribuiscono al cambiamento della realtà del nostro e degli altri paesi, per il rispetto della libertà, dei diritti umani e della dignità di tutti e tutte.