“Palermo solidale con il popolo curdo” al Newroz, verso Kobane

bandieradi Renato Franzitta

Dal 14 al 23 marzo una delegazione COBAS si è recata in Turchia per partecipare alla carovana di osservatori internazionali per le celebrazioni del Newroz (capodanno curdo). Dopo una prima tappa a Istanbul dal 17 marzo tutta la delegazione si è trasferita in Kurdistan dividendosi in due gruppi il primo a Diyarbakir e il secondo a ŞanlıUrfa. Al secondo gruppo si è aggregata la delegazione di “Palermo solidale con il popolo curdo”. L’organizzazione della carovana è stata ad opera dell’UIKI (Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia).

Le delegazioni, oltre naturalmente a prendere parte alle manifestazioni di popolo del Newroz nelle città di Suruç, ŞanlıUrfa, Karliova, Bingöl, Van, Batman e Diyarbakir, hanno tenuto numerosi incontri con varie organizzazioni politiche, sindacali, e della società civile, hanno visitato campi profughi, si sono confrontate con partiti e associazioni per la difesa dei diritti umani, approfondendo in questo modo la conoscenza della società curda e dei suoi sforzi per una pace democratica.

La nostra delegazione ha incontrato la sindaca di Viransehir, che ci ha accolto calorosamente, mettendo in evidenza come la nuova politica, in linea con il nuovo corso indicato dal presidente Öcalan, ha dato alle donne grande protagonismo nella vita politica e sociale del popolo curdo. Le donne organizzate nell’YPJ sono in prima fila nella resistenza contro lo stato islamico (ISIS). Durante la riunione è stato riportato il ruolo che sta avendo la Confederazione Cobas nella campagna di solidarietà con il popolo curdo e per la libertà di Öcalan e la fuoriuscita del PKK dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche.

Entusiasmante è stata la partecipazione al Newroz di Viransehir dove siamo stati accolti festosamente sia dalla popolazione che dagli organizzatori. Al Newroz hanno partecipato almeno 15 mila persone con bandiere del Kurdistan e ritratti di Ocalan e dei martiri della resistenza all’ISIS.

La visita al campo profughi autogestito dei curdi Ezidi provenienti dal Kurdistan iracheno è stata particolarmente toccante. Il campo è ben strutturato con i viali e gli spazi cementati, con due tende scuola, un locale per la cucina, la panetteria e i servizi igienici dotati di pannelli solari. I profughi vengono assistiti con visite mediche bisettimanali, essi sono in buona salute nonostante il dramma della ferocia subita dall’ISIS e sono sfuggiti ad essa solo grazie all’intervento diretto dei miliziani del PKK che sono riusciti ad aprire un corridoio nel fronte dell’ISIS per potere salvare migliaia di Ezidi dal massacro. Abbiamo raccolto tante testimonianze delle atrocità subite, delle perdite di familiari e congiunti, delle lunghe marce per sfuggire al terrore. Ci è’ stato chiesto l’aiuto concreto, l’invio di farmaci, materiale scolastico, vestiti.

Al Newroz di Şanlıurfa erano presenti più di 20.000 persone, con i vessilli del PKK e dell’ HPG, dell’YPJ e YPG e tante bandiere con il volto di Öcalan. Qui abbiamo incontrato i dirigenti del partito democratico regionale, il fratello di Öcalan ed altri rappresentati curdi sia locali che della comunità curda in Europa. Grande emozione collettiva si è avuta all’ingresso di di Selahatin Demirtas dirigente dell’HDP. Il Newroz è stata una grande manifestazione di popolo e di orgoglio del Kurdistan libero.

Abbiamo incontrato la presidentessa dell’Associazione per i Diritti Umani “INSAN HAKLARI DERNIGI” che ha spiegato come dal 1991 sono stati uccisi più di 300 attivisti. L’associazione segue più di 1600 detenuti politici, di cui 600 malati fra i quali 200 affetti da tumore (che non hanno cure ne possono essere assistiti). Da quando c’è il terrorismo dell’ISIS l’Associazione si è mobilitata per i profughi curdi, ezidi ed arabi provenienti dall’Irak e dalla Siria ospitandoli sia presso le case della popolazione di ŞanlıUrfa o Suruc sia allestendo campi profughi. I militari turchi hanno cercato di impedire l’entrata dei profughi dalla frontiera respingendoli con la forza. Durante gli scontri con le forze turche la giovane attivista Kadek Ortek è stata uccisa mentre cercava di aiutare la fuga dei profughi. Diversi episodi di indifferenza al dramma delle popolazioni in fuga dall’ISIS hanno caratterizzato l’atteggiamento dell’esercito turco, che ha impedito il passaggio degli aiuti verso Kobane anche da parte di organizzazioni umanitarie, insensibile alle sofferenze della popolazione e dei resistenti di quella città.

L’egemonia turca si rende pesante nel campo profughi di Arfat, gestito dalle autorità turche, dove è obbligatorio l’uso della lingua turca, la gestione è militare e solo in esso convergono gli aiuti internazionali, mentre i campi organizzati dalle municipalità curde sono autogestiti.

Il ritorno dei profughi di Kobane nella propria città dopo la liberazione operata dalle milizie curde del YPG e YPJ non è senza difficoltà. Kobane necessità di ingenti aiuti per la ricostruzione degli ospedali, delle scuole e delle abitazioni devastati nei mesi di guerra contro l’ISIS. Attualmente non c’è nessuno ospedale e si sta creando una struttura ospedaliera in una scuola; non c’è più nessuna farmacia e su 19 scuole solo alcune possono essere ripristinate. Diverse decine di attivisti che si sono recati a Kobane per prestare il loro aiuto sono stati arrestati dalle autorità turche. Migliaia sono le donne di Kobane attualmente disperse.

Abbiamo incontrato i rappresentanti dell’HDP (partito democratico del popolo) e del BDP (partito democratico regionale). Questi partiti derivano dal partito per la pace e la democrazia messo fuori legge perchè accusato di nazionalismo. I rappresentanti dei partiti hanno spiegato che le loro organizzazioni si stanno mobilitando per le prossime elezioni che si terranno a giugno 2015.

Ad Urfa come in altre località c’è l’accademia di partito dove i nuovi membri del partito studiano storia, religione, autonomia democratica, confederalismo democratico, femminismo, genere ed ecologismo. L’HDP è composto da 40 gruppi ed associazioni, dove il gruppo curdo è il maggioritario. Il nuovo corso della politica curda da grande rilevanza al ruolo ed alla partecipazione delle donne alla vita politica nel partito e nelle istituzioni, assegnando ad esse il 50 per cento delle cariche politiche.

In serata abbiamo appreso della strage avvenuta nel Rojava orientale provocato da una autobomba che è esplosa durante il Newroz di Haseke provocando 52 morti e centinaia di feriti. La tensione ovviamente è salita di grado, anche dopo avere visto lo sventolio di bandiere nere da un terrazzo difronte il nostro albergo.

Secondo il programma stilato per la delegazione era prevista l’entrata in Kobane di 40 osservatori italiani. Ma giunti a Suruc (città di frontiera dirimpettaia di Kobane) ci è stato comunicato che le autorità turche non avevano concesso nessun permesso per oltrepassare la frontiera. I due pullmini della delegazione italiana si sono recati ugualmente al posto di frontiera con Kobane dove sono stati respinti dall’esercito turco. La delegazione poi è tornata a Suruc presso il centro culturale curdo di questa città, dove ha stilato un comunicato da inviare a diversi organismi internazionali, turchi ed italiani per sollecitare l’apertura permanente del varco di confine Suruc/Kobane, permettendo così l’attraversamento degli aiuti umanitari e di tutti coloro che portano solidarietà ed aiuti alla città di Kobane.

A Suruc abbiamo incontrato Mustafa Dogal responsabile diplomatico del HPD di Diyarbakir, delegato a rappresentare la municipalità di Suruc. Dogal ha spiegato come l’esercito turco ha aiutato i banditi dell’ISIS durante la battaglia di Kobane, facendo transitare armati e armi tramite il territorio turco e accogliendo, negli ospedali prima e nelle case private poi, centinaia di feriti fra i miliziani dell’ISIS. L’atteggiamento delle autorità turche è stato apertamente ostile ai resistenti curdi e anche agli aiuti umanitari. Le amministrazioni locali gestite dai partiti curdi si sono trovate a contrastare l’ostracismo del governo centrale e della protezione civile nazionale turca. Gli aiuti umanitari sono stati concentrati solo al campo profughi gestito direttamente dalla protezione civile turca, lasciando gli altri sei campi autogestiti solo sulle spalle della amministrazione locale di Suruc.

Durante l’incontro è stata presentata dalla delegazione palermitana la proposta di patto d’amicizia fra il Comune di Palermo e la municipalità di Suruc, partendo dal gemellaggio fra due scuole delle rispettive città. La proposta è stata supportata dalla consegna di due lettere indirizzate al sindaco di Suruc da parte dell’Assessore alla Scuola del Comune di Palermo Barbara Evola e della Dirigente Scolastica di una Scuola Secondaria di Palermo. La proposta di patto d’amicizia è stata inoltre accompagnata all’invito per cinque ragazzi ed un accompagnatore a partecipare, il prossimo anno, al Mediterraneo Antirazzista, manifestazione che ogni anno si svolge a Palermo e che coinvolge tutte le comunità migranti residenti in città oltre i ragazzi palermitani.

Sono stati consegnati due comunicati della Confederazione COBAS e del movimento delle donne di Roma sull’otto marzo in solidarietà alle donne di Kobane.

Da parte dei lavoratori della struttura di Neuropisichiatria Infantile di Roma è stata consegnata ai responsabili dell’Associazione Culturale Curda di Suruc una somma in euro per l’acquisto di due computer per i ragazzi di Kobane. E’ stato consegnato ai responsabili locali di Suruc anche un contributo in euro da parte della Confederazione COBAS.

L’ultimo giorno ci siamo recati nuovamente presso la frontiera con la Siria, per potere entrare nella città di Kobane, constatando anche questa volta l’impraticabilità della via d’accesso alla città martire da parte delle delegazioni internazionali (i soldati turchi hanno sbarrato la strada). Nei pressi del confine abbiamo visitato il sacrario dei caduti per la difesa di Kobane, dove è stata donata la bandiera dei cobas, prontamente esposta dai responsabili della struttura. Sono stati incontrati diversi profughi di Kobane che hanno raccontato con dovizia di particolari le diverse fasi della battaglia per la difesa della città ed il ruolo che le forze armate turche hanno svolto nella collaborazione con i banditi dell’ISIS. Grande emozione nell’ascoltare i racconti dei profughi e nell’incontrare una giovanissima combattente dell’YPJ gravemente ferita alla gola e alle mani durante le fasi della resistenza.

Abbiamo potuto osservare da alcune centinaia di metri la città di Kobane aldilà del confine, dove sono ben evidenti le distruzioni dovute alla battaglia e dove con orgoglio sventolavano le bandiere del Rojava, del YPG e dell’ YPJ sugli edifici scampati alla distruzione.

Abbiamo potuto constatare direttamente la grande presa che ha il PKK fra la popolazione curda in Turchia, che nonostante i divieti con orgoglio ha sventolato e indossato i colori curdi, e il credito che ha conquistato partecipando ai combattimenti contro l’ISIS in Irak e in Siria salvando migliaia di Ezidi dal massacro. Come è palese il grande seguito che ha il presidente Abdulla Öcalan acclamato in ogni Newroz.

La rivoluzione del Rojava ha una valenza che oltrepassa i confini del Kurdistan, il Confederalismo Democratico che viene applicato nelle regioni difese dalle milizie curde si basa sul diritto all’autodeterminazione dei popoli che supera il concetto di stato-nazione e si concretizza con la partecipazione dal basso, con i processi decisionali interni alle comunità di base. Il Confederalismo democratico che si sta attuando in Rojava disarticola il sistema capitalista e il sistema stato-nazione, e ha come scopo la realizzazione dell’autodifesa dei popoli tramite l’avanzamento della democrazia, l’autogoverno, in contrasto dell’amministrazione dello stato-nazione.

Lo storico messaggio del presidente Abdulla Öcalan letto al Newroz di Diyarbakir (Amed) parla non solo al popolo curdo, ma a tutti i popoli, ed è un messaggio di pace e democrazia che ha ora bisogno più che mai di sostegno e di gambe per poter camminare e portare a un futuro di pace e libertà per tutta la regione. A questo messaggio si collega strettamente il progetto di una Siria Democratica dove i curdi in Siria offrono una soluzione politica all’attuale sanguinoso conflitto.